Natalino se ne era " scappato " con Teresa, quella ragazzina dai capelli ricci
e neri e dagli occhi del colore di quei fiori che egli mieteva insieme al grano d'estate.
Non conosceva il loro nome ma che fossero tanto belli lo aveva sempre pensato.
L'aveva portata nella sua modesta casa dove, oltre i genitori c'erano due fratelli e una sorella più piccoli.
Aveva diciotto anni e lei sedici, non potevano stare lontani, la mamma avrebbe capito... e mia nonna
comprese accogliendo in quelle due stanze anche quell'altra figlia. Dove c'era il minimo per vivere
si poteva dividere anche quello. Ma pochi giorni e tutto impazzì! Anche dal mio paesino furono chiamati
in guerra uomini e ragazzi il cui mondo fino ad allora era stato soltanto quello delimitato
dalle montagne azzurre intorno alla valle. Mio zio Natalino doveva imbarcarsi, coi suoi commilitoni,
a Civitavecchia, per destinazione ignota e i miei nonni lo accompagnarono con Teresa,
ormai sua moglie, per tornarsene poi al paese. Il destino però tesseva trame di desideri candidi di gioventù
e preparava l'agguato. Dormivano già, Teresa nel letto di mia madre, la più piccola;
si sentirono dei colpi alla porta e la voce di mio zio che li aveva seguiti ed ora era di nuovo con loro lì. Forse quegli occhi azzurri e quei sedici anni valevano più di un abbraccio frettoloso e davanti agli altri: voleva rubare alla vita quasi un'altra notte d'amore, prima di essere spedito chissà dove e tornare chissà quando. Solo mia nonna con le mani fra i capelli urlò spaventata nel vederlo. Al mattino i suoi compagni erano già partiti da Civitavecchia e lui dichiarato disertore
e spedito altrove.
Sicilia, Barletta, diciassette giorni di treno attraversando Croazia, Romania, Bulgaria, Albania fino ad Atene, poi ancora
l'isola di Stampalia ed infine Rodi.
Non è più tornato a rivedere i suoi fiordalisi.
Ho ricostruito tutto questo calvario attraverso tre cartoline postali che mio nonno, per anni, aveva fatto vedere nel cercare di sapere di più di quel figlio adorato: non si rassegnava al buio profondo di quella parola..." disperso ".
Chiedeva ai fortunati che tornavano alle loro famiglie e per anni è andato negli uffici preposti ma... sapeva appena apporre la sua firma!
Soltanto da pochi anni hanno assegnato a mia madre il foglio matricolare di suo fratello, stilato nel 1971, dove c'è
la via crucis di questo mio zio che ho imparato ad amare dalle parole di mia nonna prima e poi dai racconti di mamma e da una sua lunghissima lettera, consegnata ai miei nonni da compaesani; la conservo ancora, come cosa preziosissima e mia figlia ha letto e sa tutto perché solo così si può parlare di guerra e verità a chi non l'ha vissuta e il dolore è anche crescita.
Nell'ultimo foglio matricolare c'è scritto:" fatto prigioniero dai tedeschi e internato a Rodi . Disperso ". Dopo l'armistizio, per il fatto che l'Italia avesse " tradito ", quei ragazzi che avevano solo fatto il loro dovere stavano tornando a casa ma... ma la vendetta germanica o li fucilò o bombardò le loro navi. Moltissimi stanno lì sotto, in una tomba di mare
e nessuno mai ha voluto riportare su almeno le loro piastrine di riconoscimento.
Non ci si disperde mai nell'amore e per me e i suoi nipoti mio zio avrà per sempre 18 anni.
I fiordalisi del 1943 testo di Cri52